FAQs

Cosa ci ha spinto a scrivere questa lettera aperta? »

La situazione politico-economica che stiamo vivendo da circa tre anni e il trend di declino economico lungo il quale il nostro Paese si è avviato da più di 20 anni sono la migliore evidenza di vivere in un momento di particolare gravità che sta mettendo a rischio il nostro futuro e quello delle prossime generazioni. Non è ipotizzabile immaginare di poter continuare a parlare del nulla, illudendo le persone che si stanno prendendo decisioni importanti per far ripartire il Paese. Ciò di cui oggi l’Italia ha bisogno sono chiare scelte politiche con una visione di lungo periodo, senza più continuare a navigare a vista, trovando soluzioni rabberciate nei momenti critici.
Abbiamo, quindi, deciso di contribuire a definire un futuro per questo Paese indicando una visione/strategia di lungo periodo, traducendo in idee concrete quelli che da diverso tempo sono i risultati delle nostre ricerche. Siamo convinti di possedere molte delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie che ci permetterebbero di vivere in un mondo fantastico, sano e pacifico. Il mondo, e l’Italia invece stanno galoppando nella direzione opposta, verso la catastrofe. Negli ultimi 100 anni l’inquinamento dell’aria, delle riserve idriche, e della terra sono aumentate. I mari sono pieni di mercurio, metalli pesanti e detersivi non biodegradabili che finiscono nella catena alimentare. I terreni agricoli e le falde acquifere superficiali e profonde sono pesantemente contaminate da pesticidi ed eribicidi, da nitrogeno e fosforo. L’aria delle grandi e piccole città è avvelenata dagli inquinanti prodotti dai motori degli autoveicoli, dagli impianti termici delle case, dalle industrie e dai termovalorizzatori. Lo stato di salute (e i relativi costi sanitari e sociali) del crescente numero di anziani è peggiorato a causa della scorretta alimentazione e della vita sedentaria che sta estrinsecandosi in un epidemia di sovrappeso ed obesità senza precedenti. Infine, il riscaldamento globale dovuto allo spreco energetico si sta manifestando e si manifesterà in tutta la sua violenza se non cambieremo drasticamente le nostre abitudini e i nostri comportamenti.
Nulla fino ad oggi è stato fatto per cercare di affrontare con un piano strategico, integrato e multidisciplinare questi importanti problemi. Eppure, un nuovo piano di sviluppo economico che ponga al centro dell’agenda nazionale la valorizzazione della salute dell’uomo e dell’ambiente,il patrimonio artistico e culturale e il capitale umano potrebbe generare ricchezza e uno stato di benessere duraturo per i cittadini italiani.

In cosa la nostra idea si distingue da altre proposte simili? »

Ci distinguiamo rispetto a proposte fatte in passato nella visione d’insieme e nella interdisciplinarietà dell’approccio da noi seguito, e nell’idea fondamentale di creare sinergie tra vari settori, tecnologie, e politiche. Questo è un aspetto che fino ad oggi raramente è stato considerato. Molte proposte presentate (e ce ne sono tante e interessanti) soffrono spesso della “settorialità” dell’intervento. Si suggerisce di investire nella ricerca di nuove fonti d’energia fossile cercando di spingere sempre più in là la barriera della convenienza a estrarre attraverso nuove tecnologie, dimenticandosi che quell’extra energia che otteniamo a costi comunque elevati serve per riscaldare/raffreddare case mal coibentate, far muovere autovetture preistoriche pesanti ed inquinanti, che in ultima analisi innalzano la temperatura del pianeta; oppure si suggerisce di investire in nuovi farmaci e tecnologie medico-chirurgiche, dimenticando d’investire in strutture in cui i cittadini possano imparare a mangiare correttamente e a fare esercizio fisico, riducendo così drasticamente l’insorgenza della maggior parte delle costose e dolorose patologie croniche che affliggono milioni di italiani. Esempi simili ne possiamo fare tanti e servono a far capire che il nostro è un approccio integrato in cui la salute delle persone, la salute dell’ambiente, la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale e l’investimento nel capitale umano possono essere tutti visti attraverso un approccio sinergico in grado di generare grosse esternalità positive che rimarrebbero, altrimenti, inespresse se gli interventi sono frammentati e mal coordinati. Le nostre idee, inoltre, sono dirette alla creazione di un paese con bassi livelli di inquinamento, con una popolazione sana e istruita, capace di rispettare e valorizzare il nostro patrimonio artistico e culturale e con un benessere diffuso prodotto mediante un modello di sviluppo che valorizzi (e non distrugga) il patrimonio ambientale, garantendo una felice e pacifica convivenza.

Cosa pensiamo di fare una volta raccolto un numero sufficiente di firme? »

Il nostro obiettivo primario è quello di proporre al Paese un serio programma di sviluppo, compatibile con un messaggio di speranza e di ottimismo, basato non su idee astratte, ma su conoscenze scientifiche e tecnologiche già disponibili, ma non ancora utilizzate in modo integrato. Raccogliendo quante più firme possibili potremmo iniziare una campagna di sensibilizzazione nei confronti di una serie di decision makers, di policy makers e stakeholders al fine di poter fargli comprendere che ciò che gli italiani vogliono sono prospettive di sviluppo continuo ed eco-sostenibile.

Perché i cittadini dovrebbero sentirsi invogliati a firmare una simile lettera? »

Perché è del loro futuro che si parla. E se ne parla avendo specificato una visione strategica di lungo respiro e non solo un’ipotesi di copertura dei conti pubblici per i prossimi due anni. E’ chiaro a tutti che l’attuale visione di “austerity” che ci viene imposta sta facendo male a tutti. Occorre dare una svolta al pensiero egemone e noi cerchiamo di spostare il dibattito su un progetto di medio-lungo periodo, ed è lungo quella linea che vorremmo confrontarci con altre idee. Se riusciamo ad ottenere il giusto consenso,riusciremo forse a convincere i cittadini, gli industriali, gli investitori, e di riflesso chi ci governa, di cambiare la rotta. In ogni caso, pensiamo che questa attività possa risultare utile per alzare il livello delle discussioni sui temi dello sviluppo economico e sociale,che negli ultimi anni è scaduto molto.

Come pensiamo di realizzare questa visione strategica di lungo periodo? »

Stiamo al momento lavorando alla realizzazione di un “Libro bianco” in cui stiamo raccogliendo idee e soluzioni concrete per raggiungere gli obiettivi di cui abbiamo parlato nella Lettera. E’ un’attività che stiamo facendo a più mani, coinvolgendo diversi esperti e diversi stakeholders. A noi poi rimarrà il compito di fare da cabina di regia per trovare il giusto livello di integrazione dalle varie proposte che riceveremo ed evitare sovrapposizioni o elementi di contrapposizione. Riteniamo che solo in questo modo si possa dar vita ad un vero progetto integrato che sarà poi alla base di tutte le future decisioni che saranno prese. Siamo coscienti che non è assolutamente un processo facile, ma con l’aiuto di tutti cercheremo di fare un buon lavoro.

Chi dovrebbe contribuire maggiormente alla riuscita del progetto? »

Pensiamo che i cittadini debbano giocare un ruolo centrale per la riuscita di questo progetto. E’ fondamentale far capire al maggior numero di persone che abbiamo in mano le chiavi per voltare pagina, per costruire un futuro felice, pacifico e duraturo per tutti. In ultima analisi quello che vogliamo tutti è vivere sani e felici; vivere in un ambiente verde, senza inquinamento, ricco di amici, arte, musica e cultura; abitare in case confortevoli che consumino pochissima energia proveniente da fonti rinnovabili; guidare macchine elettriche che possano essere caricate con energia solare; e infine lavorare alla costruzione di un mondo pacifico in cui tutti possano realizzarsi in attività lavorative e produttive che salvaguardino la salute dell’uomo e dell’ambiente. Siamo pienamente coscienti del fatto che per avviare un simile processo siano necessarie delle risorse economiche. Noi pensiamo che sarà necessario ricominciare a investire in quei settori che sono strategici per il paese, come la promozione della salute, la cultura e l’istruzione in primis; occorre poi pensare a una riforma complessiva del sistema del welfare ridisegnando completamente il livello di progressività complessiva del sistema, e ad aprire in modo concreto il nostro Paese alla concorrenza. Le risorse per queste operazioni non pensiamo di trovarle nella rimodulazione dell’attuale spesa pubblica o, peggio, nella creazione di ulteriore debito (anche se finanziare a debito investimenti produttivi non è mai stato un problema). Al contrario, siamo convinti che le risorse si possano trovare definendo e semplificando una serie di regole a livello nazionale così da convincere investitori privati ad investire i loro capitali in Italia su progetti capaci di generare rendimenti elevati. C’è tanta liquidità in giro per il mondo in attesa di idee nuove: se non le forniamo noi le idee ci sarà qualcun altro che lo farà. Come già diceva, più di 50 anni fa, il presidente J.F. Kennedy: “Per sostenere l’economia, il compito dello Stato non è quello di correre verso una nuova stagione di crescita della spesa pubblica, ma quello di espandere gli incentivi e le opportunità per il settore privato”.Riteniamo che sia questa l’impostazione corretta da seguire se vogliamo attivare uno sviluppo sostenibile: le nostre idee e i nostri progetti devono essere migliori di quelle di altri paesi. E’ su questo piano che occorre affrontare la concorrenza ed è su questo piano che abbiamo dei vantaggi competitivi incredibili. Il ruolo dello Stato deve essere solo quello di disegnare regole “certe” che permettano a tutti di partecipare senza favoritismi.

In quanto tempo potrebbe essere realizzato e quali saranno i benefici per la popolazione? »

Alcune delle idee del nostro progetto potrebbero essere realizzate in tempi brevi. Per esempio, un piano di educazione e di promozione alla salute capillare, ottenuto mettendo in rete strutture e personale già esistenti sul territorio potrebbe velocemente tradursi in ingenti risparmi sui costi del sistema sanitario nazionale e di welfare (es. assistenza agli invalidi e disabili). Uno sviluppo sistemico ed integrato dell’industria del turismo mediante un piano nazionale di educazione e formazione di personale specializzato, potenziamento delle infrastrutture e del marketing potrebbe generare ingenti risorse da investire in altri campi come quello dell’efficienza energetica. Lo sviluppo di una politica industriale eco-sostenibile incentrata sulla creazione di un nuovo settore per la produzione di autovetture super-leggere elettriche ad alta tecnologia, di materiali per la costruzione e ristrutturazione di edifici pubblici, privati ed industriali ad alta efficienza energetica, e di prodotti tecnologici per lo sfruttamento dell’energia prodotta dal sole, dal vento, dalle correnti dei fiumi e del mare, e dalle biomasse sono solo alcuni esempi di attività economiche-industriali che potrebbero essere realizzate a breve tempo. Altre iniziative più complesse come per esempio la riprogettazione delle città, la trasformazione della scuola e delle università nel modo di affrontare la didattica, la formazione e la ricerca, lo sviluppo di nuovi programmi industriali ed occupazionali per la produzione di biomateriali riciclabili a basso impatto ambientale, e per la riconversione dei terreni e delle produzioni agricole e zootecniche, passando dal modello intensivo altamente inquinante (eccessivo uso fertilizzanti, pesticidi con impoverimento progressivo suolo) a quello biologico e biodinamico con produzione di prodotti alimentari sani e di alta qualità richiederà più tempo.

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